Chi Siamo

ESSERE UTILISTI OGGI

di Lucio Carboni e Michele Migliorini

Foto di Gabriele Mucci

Negli ultimi anni a livello locale si è verificato un forte interessamento alle vicende delle proprietà collettive del territorio ed in particolare alle figure dei Consorzi di Utilisti: tale interesse si deve anche a recenti studi sugli usi civici relativi sia all’ambito tecnico-normativo che a quello puramente storico-territoriale. Questo grande interesse nei confronti dei Consorzi, e quindi delle comunità che rappresentiamo, ci riporta a quella curiosità che noi “più giovani” avevamo quando ci trovavamo di fronte ad un manifesto di questo “misterioso” ente.
Il tema che affronteremo riguarda l’attività che svolgono al giorno d’oggi due Consorzi di Utilisti dell’Appennino porrettano: e più specificamente i Consorzi di Castelluccio e di Capugnano.
Originariamente, nel 1888, esisteva un unico Consorzio, denominato “Associazione degli Utilisti di Capugnano e Castelluccio”, gestito da un Consiglio composto da otto rappresentanti, quattro per frazione; il 12 aprile 1898, per volontà degli utenti, si giunse ad una divisione in due distinti enti che sono quelli attuali. Oggi ciascun Consorzio è gestito da un Consiglio formato da cinque rappresentanti eletti tra i capifamiglia residenti all’interno della parrocchia (Capugnano o Castelluccio) e da un segretario che può anche non essere capofamiglia residente. Il legale rappresentante è il Presidente eletto in seno al Consiglio, il quale a sua volta nomina anche il segretario. Tradizionalmente i cinque membri del Consiglio provenivano da diverse zone del territorio delle frazioni, rappresentando in questo modo anche le più piccole e sperdute borgate. In virtù dell’origine comune e della vicinanza territoriale, i rapporti tra i Consorzi di Castelluccio e di Capugnano si sono sempre mantenuti ottimi; questi enti inoltre hanno attraversato gli ultimi secoli rimanendo sempre attivi a differenza di altre realtà che sono andate scomparendo o che solo faticosamente negli ultimi decenni sono state rivitalizzate. Attualmente il Consorzio di Utilisti di Castelluccio risulta proprietario di un’estensione di 275 ha circa e quello di Capugnano di un’estensione di 195 ha circa. Tali appezzamenti sono costituiti in maggioranza da boschi di faggio e da alcune pinete e abetaie. I Consorzi sono regolati da statuti praticamente identici, risalenti al 1895, che riportano le modalità di elezione dei consigli, l’attività da svolgere, le finalità da perseguire e sanciscono l’indisponibilità assoluta della proprietà collettiva.

Oltre a quanto stabilito dagli statuti, l’attività dei Consorzi di utilisti deve svolgersi nell’ambito dei cosiddetti Piani Economici che un tempo erano redatti dal Corpo Forestale dello Stato e che ora vengono prodotti dalla Comunità Montana dell’Alta e Media Valle del Reno. Questi strumenti di pianificazione non sono altro che linee guida, che in nessuna maniera contrastano con lo statuto del Consorzio, ma allo stesso tempo definiscono un corretto utilizzo delle risorse boschive del territorio. L’importanza di questi Piani si desume dal fatto che la loro introduzione favorì la razionalizzazione dello sfruttamento dei fondi comuni invertendo così la precedente tendenza al taglio indiscriminato e selvaggio proprio dei primi anni del Novecento. L’attività di maggior rilievo svolta attualmente dai Consorzi è rappresentata sicuramente dall’esercizio del diritto di legnatico: infatti ogni singolo capofamiglia residente all’interno della frazione ha diritto, in quanto comproprietario, ad un quantitativo di legna da ardere per uso domestico. Recita l’art. 19 dello Statuto: “Il legnatico consiste nel diritto di prendere dai boschi la legna da fuoco necessaria per ciascuna famiglia, non mai quella necessaria alla riparazione o
costruzione di fabbricati o per altro, …”.

L’assegnazione della legna avviene mediante diverse fasi di preparazione e organizzazione da parte dei componenti il Consiglio di amministrazione e del Corpo Forestale dello Stato. Dal mese di settembre l’utilista può prenotare la legna per uso civico per l’anno successivo: le richieste vengono raccolte dai rappresentanti del Consiglio di amministrazione del Consorzio. Individuata l’area destinata al taglio per uso civico sul Piano Economico, la prima fase consiste nell’identificazione e segnalazione mediante vernice rossa (anello) delle cosiddette “matricine”, ossia le piante migliori che vengono lasciate in piedi nei boschi cedui per semenza. La seconda fase consiste nel frazionare la particella destinata al taglio in tante piccole parti (quadri) corrispondenti al numero di utenti che ha richiesto la legna. Questi quadri sono delimitati esternamente da vernici di diversi colori, e contrassegnati da un numero progressivo (sempre a vernice), in modo tale da rendere più semplice l’individuazione della propria legna all’utente. Il quantitativo di legna non è sempre stato il medesimo nel tempo: infatti negli anni ’40 e ’50 spettavano alle famiglie residenti 4 metri cubi di legna, circa 25 quintali; oggi ne vengono assegnati 45 quintali. L’ultima fase è quella del sorteggio: prima di procedere al taglio vero e proprio l’avente diritto estrae, durante una riunione pubblica presieduta dal Consiglio, il numero relativo al proprio “quadretto”, in maniera tale che l’assegnazione avvenuta mediante la sorte non generi liti tra gli utilisti. Prima dell’avvento del sorteggio vi era una vera e propria corsa all’accaparramento dei lotti migliori con episodi anche comici e grotteschi (gente che si recava nel bosco la notte precedente l’apertura del taglio per poter tagliare la legna più comoda). Un personaggio che nel passato ha rivestito un ruolo importante nell’esercizio del diritto di legnatico è sicuramente il Capomacchia: cioè colui che vigilava sul corretto procedimento di taglio, sulle quantità di legna (4 metri cubi) che non dovevano essere superate e aveva anche il compito di sedare eventuali liti. Il ruolo di Capomacchia era particolarmente ambito perché conferiva in qualche modo un po’ di autorità e soprattutto veniva ben remunerato.
Il diritto di legnatico non è il solo sancito dallo statuto che infatti all’art. 6 recita: “Il godimento dei beni consiste nei diritti d’uso di pascolo e di legnatico”. Il diritto di legnatico abbiamo visto come viene esercitato; invece, il diritto di pascolo, è da anni scomparso perché la pastorizia è da tempo finita nella nostra zona, da quasi un secolo non ci sono più grandi greggi e i pascoli si trovavano ad un’altitudine molto elevata e quindi risultavano produttivi solo per un limitato periodo dell’anno. Come rileva il Dottor Gatteschi, funzionario nel secolo scorso (anni ‘70) del Corpo Forestale delle Stato a Porretta Terme, gli appezzamenti destinati a pascolo vennero progressivamente trasformati in nuclei di conifere: prima con il pino e poi con l’abete (di valore economico maggiore). Ciò avvenne con immensi sforzi e non senza polemiche anche in considerazione del periodo (anni ‘30) in cui avvenne la conversione.


A differenza di altre proprietà collettive presenti nei comuni limitrofi a quello di Porretta Terme, i nostri Consorzi si trovano oggi ad avere un cospicuo patrimonio in conifere (anche se attualmente vi è una forte flessione del mercato di questi tipi di legname); tale patrimonio ha permesso in tempi recenti di effettuare un sensibile miglioramento dell’intera proprietà e per quanto riguarda il Consorzio di utilisti di Castelluccio addirittura la costruzione di un edificio adibito a sede sociale che temporaneamente è concesso in affitto con funzione di bar. Sono così stati realizzati degli investimenti per lo sviluppo delle frazioni e delle rispettive comunità.
Purtroppo, a causa della forte crisi suaccennata, e per la presenza di sostanziose imposte gravanti sui Consorzi, la situazione economica di questi enti non è minimamente paragonabile a quella molto florida degli anni passati; infatti oggi la continuativa attività svolta dai rappresentanti del Consorzio avviene mediante volontariato. L’unico mezzo di sostentamento economico dei nostri Consorzi è attualmente rappresentato dal contributo che la Regione Emilia-Romagna riconosce alle associazioni quale somma spettante agli utenti in ragione della vendita dei tesserini per la raccolta dei funghi: tale quota è stabilita da una convenzione stipulata tra gli otto Consorzi di utilisti dell’Alto Reno (Capugnano, Castelluccio, Granaglione, Pianaccio, Monteacuto delle Alpi, Vidiciatico, Lizzano in Belvedere e Chiesina-Rocca Corneta) e la Comunità Montana dell’Alta e Media Valle del Reno che rappresenta la Regione.


Negli ultimi anni si è verificato un grande aumento delle richieste di legna da parte delle famiglie e solamente nell’ultimo anno i due Consorzi di Castelluccio e Capugnano hanno assegnato ben 170 lotti di legnatico. È interessante notare che tale tendenza, riscontrabile chiaramente nell’ultimo decennio, non è stata frutto di un aumento demografico bensì di un ritorno all’utilizzo della legna per il riscaldamento domestico. In quest’ottica sarà necessario quindi rivedere i Piani Economici e destinare un maggior numero di aree al taglio di legna per uso civico e limitare le conversioni ad alto fusto.
Alla luce di ciò la creazione della centrale di teleriscaldamento di Vidiciatico, creazione che era volta anche all’impiego di grandi quantitativi di legname non utilizzato dalle varie proprietà collettive della zona, non può certo contare su conferimenti di legna da parte dei nostri Consorzi. Nella volontà di intraprendere sempre nuove strade, pur mantenendo quelle che sono le nostre peculiarità, è stato costituito assieme alle altre realtà del Belvedere un Consorzio di secondo grado denominato Consorzio forestale Alto Appennino bolognese con lo scopo di avere più peso e forza in ambito regionale. Per i Consorzi di Capugnano e Castelluccio, inoltre, si è recentemente prospettata la possibilità di una cogestione con altre associazioni presenti sul territorio, del Vivaio Forestale di Castelluccio, attualmente in fase di un restauro che porterà ad una sua riattivazione.
Un ringraziamento particolare va riservato al Corpo Forestale dello Stato che da sempre è legato ai nostri Consorzi e da sempre ci consiglia e ci aiuta ad attuare ciò che prevedono gli statuti.
Anche se agli occhi degli esterni le strutture dei Consorzi di utilisti possono apparire anacronistiche, questi sono vivi e attivi più che mai e pronti a valutare qualsiasi prospettiva di evoluzione, a valorizzare al massimo le proprie potenzialità che derivano da una ricca proprietà e da persone di varie generazioni che danno vita ad un mix di esperienza, tradizione e innovazione. E le relazioni di questo convegno confermano sia dell’antichità, sia dell’attualità di queste proprietà comuni.

Già pubblicato in Comunità e beni comuni dal Medioevo ad oggi.
Atti della giornata di studio (Capugnano, 10 settembre 2005), a cura di Renzo Zagnoni, Porretta Terme – Pistoia, 2007, pp. 155-158.
© Gruppo di studi alta Valle del Reno (Porretta Terme – Bo) – Società Pistoiese di Storia Patria (Pistoia) – Distribuito in digitale da Alpes Appenninae – http://www.alpesappenninae.it